Associazione Mediterraneus    



I Mammiferi del Mediterraneo

Nel Mediterraneo si possono vedere specie residenti e di comparsa occasionale in quanto rappresentate da individui che di tanto in tanto entrano nel Mediterraneo                   
dall'oceano Atlantico e dal mar Rosso. In generale, balene e delfini sono più abbondanti nelle porzioni occidentale e centrale del bacino, più vicine all'oceano Atlantico, mentre si fanno più rari nella porzione orientale e nel mar Nero.

I GIGANTI DELLE ISOLE PELAGIE

Nel canale di Sicilia, ancorate al centro di una fra le zone più ricche del Mediterraneo: le Pelagie sono teatro di splendide vacanze all’insegna del mare e del sole, ma anche un luogo strategico per osservare i grandi animali marini che, alla fine dell’inverno qui si radunano per un ricco banchetto.
Nella profondità del canale di Sicilia, le correnti creano il mix ideale di nutrienti che alimenta banchi di gamberetti e acciughe.Questa ricchezza di cibo richiama sgombri, ricciole, pescispada, delfini, tonni squali ed anche le gigantesche balene, che da febbraio ad aprile transitano a poca distanza dalla costa, nuotando con molta agilità e spruzzando l’aria con i loro soffi che raggiungono diversi metri.di altezza.

LE SPECIE
Sono regolarmente presenti nel Mediterraneo due specie di enormi dimensioni, la Balenottera comune e il Capodoglio, tre specie di delfini (Delfino comune, Tursiope e Stenella striata) e tre specie poco conosciute di dimensioni intermedie (Grampo, Globicefalo e Zifio).

La Balenottera comune (Balaenoptera physalus) è il gigante dei nostri mari nonché l'unico misticeto (balena con fanoni) che si riproduce nel Mediterraneo. Vive in acque profonde (400 - 2.500 m) nutrendosi di minuscoli gamberetti.
può raggiungere i 20 metri di lunghezza  per oltre 49 tonnellate di peso ed è di gran lunga l’animale più colossale che nuota nei nostri mari. Pur avendo la forma di un enorme pesce, la Balena è un cetaceo: un mammifero, che allatta il suo cucciolo. Vive in mare aperto e si nutre in genere di gamberetti e di piccoli pesci.

Capodoglio Physeter macrocephalus
Lungo fino a 18 m. Si osserva in tutto il bacino del Mediterraneo, soprattutto in aree di scarpata continentale dove il fondale precipita bruscamente verso grandi profondità. E' in grado di immergersi per oltre 2 ore raggiungendo i 2.000 m di profondità alla ricerca di calamari.


Delfino comune Delphinus delphis
Lungo 2 m, si osserva sia in mare aperto che in prossimità della costa. Vi sono popolazioni isolate a nord della Sardegna, nel Tirreno meridionale, Canale di Sicilia, Ionio orientale ed Egeo settentrionale. Si nutre soprattutto di pesci.


Stenella striata Stenella coeruleoalba
Lunga 2 m. Il più comune cetaceo di alto mare, diffuso da Gibilterra al mare Egeo e al bacino di Levante. Vive nelle acque profonde al di là della piattaforma continentale nutrendosi di pesci, cefalopodi e crostacei planctonici.


Tursiope Tursiops truncatus
Lungo 3 m. E' il cetaceo più comune vicino alla costa, dove si osserva in piccoli gruppi isolati. Specie molto adattabile, si nutre principalmente di pesci ma anche di cefalopodi e crostacei secondo la disponibilità.
 
CONSERVAZIONE E MINACCE DI ORIGINE UMANA
I cetacei sono animali longevi, occupano i livelli più alti della piramide alimentare marina e si riproducono con grande lentezza. Per questi motivi sono particolarmente vulnerabili ad una serie di minacce derivanti dalle più disparate attività umane. La situazione nel Mediterraneo è ancora più delicata trattandosi di un mare semi-chiuso sulle cui coste vivono centinaia di milioni di persone.
Nel Libro rosso degli animali d'Italia - vertebrati nessuna delle otto specie di cetacei presenti è considerata al sicuro dall'estinzione.

Queste specie nel nostro mare  è  minacciata da diversi fattori:

  1. Collisioni con imbarcazioni. L'aumento del traffico marittimo e delle imbarcazioni veloci comporta un sempre maggiore rischio di collisioni. Le specie più colpite sono la Balenottera comune e il Capodoglio.
    Cause legate alla distruzione e degradazione dell'ambiente:
  2.  Inquinamento. DDT, PCB, metalli pesanti come mercurio e cromo e mille altre sostanze chimiche giungono in mare attraverso i fiumi o le precipitazioni atmosferiche, e vi si accumulano. Queste sostanze possono dare effetti di avvelenamento acuto oppure interferire con il sistema endocrino e immunitario, ostacolando la riproduzione e indebolendo l'organismo.
  3.  Diminuzione delle prede. Anni di pesca industriale eccessiva hanno assottigliato le popolazioni di molte specie di pesci e cefalopodi, naturale preda dei cetacei. Una delle conseguenze è che delfini e pescatori entrano più frequentemente in conflitto poiché competono per una risorsa sempre più scarsa.

 

 
Balenottera comune
(Balaenoptera physalus)


 
Capodoglio Physeter macrocephalus

 
Delfino comune Delphinus delphis




Stenella striata Stenella coeruleoalba

 


 Tursiope Tursiops truncatus